Holtville


Da ragazzo avevo sentito una storiella…
Narrava di un giovine che attraversava sulla sua auto il deserto tra Messico e USA, ascoltando a tutto volume un album dei Ramones… Questo tizio veniva fermato dalla polizia spagnola, incarcerato ( e i motivi non mi ricordo, ma forse c’erano anche) e lasciato lì per due decadi (e forse i motivi non erano sufficienti).
Ora, magari questa storiella me l’hanno raccontata ed era una bufala, certamente non è una bufala quello che succede in quella zona. In seguito alla storiella mi ero a suo tempo documentato sugli starni avvenimenti che succedono su quel confine, poi gli anni passano e sommersi dalle informazioni ci dimentichiamo sovente delle cose, anche se importanti, anche se atroci. Tijuana, San Diego, erano le zone calde.
L’altro giorno leggevo l’ultimo numero di Loop e non ti trovo un articolo su Holtville? Amena cittadina di confine, col suo doppio cimitero…ed allora mi è venuta voglia di fare questo post, così per tirare fuori l’argomento, senza pretese ovviamente, ma come al solito penso, che più le notizie girano, meglio è… soprattutto se queste danno da riflettere.

La cittadina, apprendo dalle pagine della rivista, ha il suo bel cimitero curato e di fianco un’area con tanti mattoni appoggiati (più di 700), sarebbero tombe di individui senza nome arrivati dal Messico. Il problema non è, ovviamente, della cittadina, ma ben più vasto…

il sito della cittadina, a prima vista, non ne riporta traccia (di questo secondo cimitero intendo).

Holtville

Penso sia la cittadina giusta quella che ho trovato e che vedete qui (Google maps)

Su Wikipedia inglese la pagina della cittadina è presente: Holtville

Un posto in cui spulciare potrebbe essere il giornale locale, anche se io a prima vista non ho trovato molto se non un invito ad un evento in  cui si parlava di un ingresso clandestino e qualche notiziola su traffici di droga transfrontalieri.

Spulciando ancora nel giornale ho trovato la descrizione dell’evento di cui sopra, si tratta di una cosa parecchio interessante, perchè si tratta di una rappresentazione avente per argmento proprio l’immigrazione clandestina, lo trovate al seguente link

Una bella panoramica di dati statistici sulla cittadina la trovate su city-data, ma anche qui niente nuove…utili.

Ho trovato un sito mapquest, che offre una mappa forse più chiara di google, ma non sono riuscito a trovare il cimitero nella città in questione, se lo si esprime nella ricerca escono quelli di tutti i centri vicini. A meno che non l’abbia in comune con quello di El Centro che è veramente vicino, mah…

Altre informazioni sulla città sono reperibili anche in italiano, ma sono poi semrpe le stesse, sembra di essere in SimCity

Altre notizie della cittadina, ma non c’è traccia di quanto scritto su Loop, su Topix

Adesso ho messo via il numero di Loop, ma l’articolo dovrebbe essere questo disponibile in rete, se non sbaglio (e tra l’altro è il primo che incontro sulla rete che possa essere di qualche utilità alla “nostra” ricerca [bella forza, siamo partiti proprio da qui, il gatto che si morde la coda]). di Federico Mastrogiovanni

Spulciando riguardo ai polleros (trafficanti di immigranti) ho trovato questo articola su La Voz de la frontera

e su Fairly Civil, finamente comincio a trovare alcune notizie, ovviamente allargando la ricerca alla zona ( Mexicali/ San Diego)troviamo qualche notizia in più.

e finalmente riesco a trovare un sito dedicato a questo fenomeno, con foto in bella vista del cimitero “secondario” di Holtville tutto ciò si può vedere su Elsalvador, Especial desaparecido e risale al 2008.

Qualche informazione su La Opinion, anche se non in modo specifico su Holtville;

Consiglio anche la lettura di The Counterpunch che, parlando della festività dei morti del 2005 (2 novembre), tratta del problema dei people smuggler (polleros); trattando anche del cimitero di Holtville dove ci sono (all’epoca) 400 Jhon/Jane Doe.

Piccolo riferimento al cimitero di Holtville anche su El Siglo De Torreon;

Anche su Jornada si fa riferimento alle sepolture dei Jhon Doe (con tanto di foto) ed anche qui;

Su stopminitmen si para ancora dei morti senza nome di Holtville;

anche su Borderangels abbiamo un altro contributo anche se leggendo leggendo, i dati (pochi) cominciano a ridondare;

Sempre dati ridondanti su El periodico de Mexico;

su AFN, agenzia stampa di Tijuana, abbiamo un ‘in memoriam’ per i migranti senza nome di Holtville;

Ennesimi microriferimenti su Vanguardia, La REdnoticias e Milenio;

E così via, purtroppo non ho trovato tutte le notizie che avrei voluto. Comunque ritengo che anche il fatto stesso di parlare un po’ di queste tristi faccende sia utile. Questo post sarà come un piccolo compendio delle ridondanze sugli scarsi dati disponibili su questa questione. Se trovaste altre notizie riguardanti Holtville ed il suo cimitero “secondario” fatemelo sapere, grazie.

Come al solito sono aperto a commenti e discussioni, come già spiegato, non pretendo di apportare conoscenze quanto riflessioni.

_____________________04-ottobre-2011_________________

Aggiungo solo che da ieri è disponibile anche la pagina italiana di Holtville su Wikipedia, abbiamo parzialmente rimediato a questa piccola lacuna, grazie a Rollopack per la formattazione.

 

Volevo anche aggiungere uno scritto di Antonella Bukovaz, postato sul blog di Comunità Provvisorie che, sebbene non tratti direttamente il caso esposto in questo post ben si accorda alle problematiche di confine. Io ho avuto la fortuna di leggerlo proprio mentre stavo preparando il post e mi è sembrato, appunto, accordato.

 

ci sono luoghi in cui la storia entra in pausa si affievolisce e quasi astiene dal produrre materia di narrazione si copre e imbottisce a separarsi da geografie e politiche e culture e sparire a se stessa ingoiata dall’arresto di ciò che la compone

i luoghi di confine invece non sono mai in pausa non abdicano alla propria geografia non smettono mai di comporre storia di fruttare storie di prolungare memorie di originare contese di provocare filosofie e quando sono ridotti a margine producono se non altro metafore o partenze di più accese fini

le persone cresciute con il confine addosso non si orientano in base a un punto ma in riferimento a una linea non germogliano intorno a un centro fino ad allontanarsene non vengono educati a questo movimento concentrico ad aprire ma vengono allineati lungo una faglia che solo loro vedono chiaramente e che non dirama non proietta e mette spalle al muro

le persone del confine stanno sempre con la storia addosso come fili di una trama ma è un inganno geografico il più delle volte ne subiscono gli intrecci e mai riescono a prendere distanza

il minimo che può succedere è sviluppare un abnorme senso della differenza e del confronto avversare ora questa ora quella parte preferendo ora questo ora quel paesaggio entrando dalla porta e uscendo dalla finestra in un continuo avvicendarsi circolare di posti di guardia

si sente un’eco
tra parole rimaste appese
tra pose senza prese
tra funambolismi tesi sul vuoto
dove un Confine di stato
nell’estremo capitolare dell’esilio
in linea con diverse discipline
fonda uno Stato di confine

al di là dei giochi di parole ci sono sacche di sangue ormai rappreso sotterrate in luoghi non più tanto segreti divenuti in alcuni casi cantine di case accurate perché il sangue è un buon concime che fa attecchire in fretta fondamenta e muri

al di là dei giochi di parole ci sono serie probabilità di avere una vita complessa lungo la quale cercare di rispondere a domande che nemmeno un filosofo teoretico e di stare alla finestra cercando di spingere lo sguardo sempre oltre il visibile a indagare il possibile

ciò che si vede da una postazione di confine è la stratificazione del paesaggio come se la totalità avvenisse ogni giorno niente viene realmente sostituito nulla prevale tutto viene sovrapposto ed esiste allo stesso tempo

ciò che si racconta da una postazione di confine ha a che vedere con coordinate precise perché variate e affilate dal tempo con descrizioni accurate e compilate secondo precisi riferimenti storici anche quando riguardano un bosco di faggi

memorie acuminate
segreti lasciati agli ormeggi
piacere nella delazione

in nessun altro luogo è così chiaro che non esiste la realtà ma solo la sua interpretazione

 

 

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3 risposte a Holtville

  1. snowdog ha detto:

    che storia… interessantissimo, non sapevo la faccenda dei doppi cimiteri.

  2. madpack ha detto:

    ma, io di questo qui so, non ti so dire se sia prassi lungo la linea di confine, più che altro… la cosa mi ha abbastanza impressionato, mi ha fatto tornare alla mente questa questione ed ho voluto condividerla.

  3. antonella b ha detto:

    salve a tutti, piacere di essere ospite qui….. volevo anche aggiungere la breve storia del cimitero di un paesino di confine in provincia di Gorizia che dopo la seconda guerra mondiale è stato tagliato dalla linea di confine con tanto di guardie armate e che solo durante le festività dei morti veniva consentito ai parenti dei due stati (Italia e Yugoslavija) di recarsi liberamente sulle tombe dei propri cari…. una delle tante assurdità…. ma assurdo ed altrettanto irresistibile è il fascino che hanno su di noi queste storie….

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